Un grembo in plexiglass?

Qualche tempo fa, un medico londinese ha pubblicamente sostenuto che entro una decina d’anni potrebbe essere approntato un utero in grado di trasferire la gestazione degli esseri umani al di fuori del corpo della donna. Vi sono molti argomenti da gettare in campo per spiegare che l’idea è semplicemente mostruosa. Sono le stesse scienze umane, dalla psicologia alla medicina, dalla sociologia all’antropologia, a parlare, molto laicamente, della insostituibilità sostanziale della gestazione naturale. Anzi: la cosa appare talmente evidente che risulta perfino imbarazzante dimostrarla, dato che le evidenze – come insegna il video porno – sono così lampanti da sottrarsi ai contorti percorsi dell’arte dialettica della persuasione. Sarebbe come doversi impegnare nella dimostrazione che è preferibile ricevere una carezza piuttosto che una martellata. Eppure, la notizia secondo cui il medico londinese Robert Forman starebbe sperimentando la realizzazione di “uteri” artificiali per crescere embrioni in vitro fino alla nascita ha trovato anche voci di consenso, applausi. Ed è questo l’aspetto più preoccupante – drammatico, direi – dell’intera faccenda. Perchè significa che la bioetica dovrà fare sempre più i conti con un nuovo, insuperabile nemico: la perdita del buon senso. Di fronte a un filosofo, o a uno scienziato, o a un opinionista che caldeggia la gravidanza in vitro, si potrebbero sciorinare fiumi di obiezioni, appoggiate alle categorie del buono e del giusto. Ma una notizia simile provoca, prima ancora che indignazione, e quindi voglia di reagire, un sentimento più forte e invincibile: tristezza. Sì, forse siamo giunti al capolinea del processo di autodisfacimento della cultura postmoderna, e si dovrà inaugurare una nuova bioetica, la “bioetica della tristezza”. E’ come assistere ad una impiccagione, e accorgersi che a tirare la corda è il condannato. Già nel 1923 lo scrittore inglese Aldous Leonard Huxley aveva immaginato in Brave new world un mondo sconvolto dai progressi della biotecnologia. Nel romanzo di Huxley tutti gli esseri umani vengono prodotti attraverso la fecondazione artificiale e l’uso della clonazione, e crescono all’interno di grandi incubatrici che sostituiscono le donne. Il concepimento per via naturale è scomparso, le parole “famiglia” e “matrimonio” sono considerate volgari e fuorilegge, contraccezione aborto, eutanasia sociale e uso di droghe sono diventati i capisaldi della società del futuro. Si sottraggono a questa desolante routine alcune enclave di selvaggi, che continuano a sposarsi e a procreare come ai vecchi tempi. Il romanzo di Huxley, come 1984 di Orwell, si inserisce nel filone delle utopie rovesciate di questo secolo: non più città ideali vagheggiate sul modello di Tommaso Moro, ma orribili inferni terrestri dove prendono corpo tutte le peggiori paure che l’uomo può nutrire verso un futuro carico di incognite. Per cui fa un certo effetto accorgersi che, di fronte alla ipotesi di un serbatoio di vetro che sostituisca la pancia della mamma, qualcuno si dimostri entusiasta. Eppure, in tutto ciò vi è una coerenza di fondo: un filo logico collega tra loro l’uso della sessualità separato dalla potenzialità procreativa (contraccezione), l’ambizione di produrre esseri umani al di fuori dell’atto sessuale (fecondazione artificiale omologa ed eterologa), l’uccisione deliberata di milioni di bambini non nati (aborto). Come se non bastasse, questo scenario inquietante è sovrastato da un’idea di donna egoista e individualista mutuata dal femminismo, che insegna sistematicamente il primato della carriera, del benessere, della “qualità della vita” rispetto alla eventualità di un figlio, magari inaspettato o indesiderato. O rispetto alla ipotesi di un malato o di un anziano da accudire e seguire in casa, senza appoggiarsi ad asettiche e impersonali “strutture xxx” dello Stato. In questo scenario, l’uomo, l’uomo più debole e indifeso, è ridotto a cosa, a bene di consumo. Ora, l’utero artificiale sarebbe il coronamento di questo processo di “cosificazione” dell’uomo, aggravato da un tratto ancor più inquietante: “madre” e “figlio” diventerebbero parole prive di senso. Parole “scandalose”. Come nel Mondo nuovo di Huxley.

Refertazione e archiviazione computerizzata dell’ecografia

La necessità della documentazione di una visita prenatale o ginecologica è ormai cosa risaputa nonché prescritta dal legislatore. In che forma e in che contesto ciò avvenga dipende strettamente dalla situazione e/o dalle condizioni operative in cui ci si trova nell’ospedale o dell’ambulatorio.

Nel caso poi della diagnostica per immagini (ecografia) l’associazione di una adeguata documentazione iconografica alla documentazione scritta dell’esame (referto)  risulta indispensabile per garantire la qualità dell’ esame eseguito. Nella maggior parte dei casi la refertazione viene ancora fatta manualmente ed Il modo tradizionale per documentare un’ immagine ecografica consiste nell’utilizzo di una stampante videoprinter o una videoregistrazione: in questo caso, volendo tenere un archivio degli esami in maniera da potervi accedere anche a distanza di tempo, è necessario un grande impegno e una grande disciplina nella gestione di questo archivio, tenendo comunque conto che, nel tempo, la qualità delle immagini su carta termica tende a peggiorare drasticamente ed i videonastri si accumulano.

Negli ultimi anni si sono rapidamente diffusi sistema basati su computer in grado di archiviare immagini provenienti dall’ecografo, in grado quindi di coprire l’esigenza di poter riprodurre le immagini anche a distanza di anni nella medesima qualità dell’originale.
Una documentazione porn (gestita cioè tramite l’utilizzo del computer) ha comunque senso solamente se, oltre all’archiviazione di immagini, è possibile una rapida ed efficace stesura del referto scritto, in maniera che l’operatore trovi effettivo vantaggio anche nell’utilizzo quotidiano di questi strumenti.
I sistemi di ultima generazione possono essere inseriti, soprattutto nei grossi ambulatori o cliniche, in una rete con un archivio centralizzato e postazioni singolarmente dedicate a vari compiti che vanno dalla gestione dei dati all’accettazione delle pazienti (con possibilità di importazione da banche dati esistenti), alla gestione degli appuntamenti, alla refertazione vera e propria (con o senza acquisizione di immagini) fino alla valutazione statistica dei dati raccolti per un controllo sulla qualità del lavoro e per una più veloce raccolta ed organizzazione di dati.

In generale un sistema di refertazione basato su computer deve avere un elevato grado di accettazione da parte degli operatori (tra i quali trovano spesso ancora coloro che hanno poca dimestichezza col mondo dell’informatica): ciò si realizza oltre che con un’elegante e piacevole interfaccia grafica anche (e soprattutto!) in un sistema rapido ed efficiente per la refertazione. Questo vale naturalmente anche per i casi casi di esami ecografici “standard”, “normali” o “brevi”.
L’insieme dei dati del referto deve essere poi valutabile nella sua completezza  e ciò è possibile solo tramite l’utilizzo della cosiddetta refertazione strutturata che partendo da una modalità che chiamerò “standard” per l’esecuzione di un esame offra una sorta di griglia, completa di adeguata nomenclatura e che  permette di eseguire passo passo, in maniera guidata, un referto completo, dal più semplice ai più complessi.

Già dalla metà degli anni 80 Kypros Nicolaides (Fetal Medicine Foundation, Londra) mise in piedi un archivio successivamente integrato nella primissima versione del programma Fetal Database per la raccolta di dati, referti e diagnosi nell’ambito della diagnostica prenatale.
Tale versione fu tradotta in 9 lingue ed ebbe un grande successo internazionale e la ditta ViewPoint intraprese una stretta collaborazione con l’equipe di Nicolaides per lo sviluppo del programma.
Questa prima struttura si è via via arricchita negli anni utilizzando nuovi elementi per la refertazione provenienti sia dalle nuove scoperte, pubblicazioni e metodologie in campo scientifico e dall’esperienza quotidiana del personale “sul campo”, al fine di avere un sistema sempre al passo con i tempi.
Attualmente ho in dotazione nel mio Centro di Medicina Prenatale  tale sistema.
Il progredire parallelo della tecnologia informatica ha permesso di integrare nel programma un sistema di acquisizione ed archiviazione delle immagini. Le immagini vengono acquisite e digitalizzate da una qualsiasi sorgente video per esempio PAL video composito, RGB, S-VHS e recentemente anche via DICOM (protocollo standard di gestione di immagini in campo medico) in tempo reale e possono essere completate da data ed ora dell’acquisizione nonché da commenti e parole chiave per una successiva ricerca.
Un potente strumento per il post-processing dell’immagine (ingrandimento a piacere della zona d’interesse ed esecuzione di misure anche su immagini archiviate) e la possibilità di esportazione delle immagini acquisite in qualsiasi formato standard per l’utilizzo in uno qualsiasi dei programmi di Windows (Word, Powerpoint, ecc…) o per la trasmissione via e-mail completa la sezione imaging del sistema

Più che di un programma di refertazione e archiviazione si può ora realmente parlare in maniera più estesa di SISTEMA di refertazione, visto che oltre ai potenti moduli accessori di valutazione statistica, di gestione degli appuntamenti e di colloquio con importazione ed esportazione di dati da altre banche dati (tipicamente l’anagrafica del sistema ospedaliero, ma anche altri sistemi informatici), partendo dal modello vincente del modulo Fetal Database, sono stati sviluppati altri moduli di refertazione strutturata (con acquisizione di immagini) anche in altri ambiti clinici quali l’endoscopia, la gastroscopia e l’ecografia generale.

Il modulo di medicina prenatale, molto ampio,  è organizzato in varie maschere di cui ricordo le principali: Anamnesi, Screening ecografico 1° trimestre (comprendente le curve di crescita dei principali porno internazionali, nonchè il modulo per la valutazione del rischio per aneuploidie sviluppato dal Prof. Nicolaides basato sulla misura della translucenza nucale NT e fornito a chi possiede l’accreditamento per lo studio della NT presso la Fetal Medical Foundation), Screening ecografico del 2° e 3° trimestre (comprendente le curve di crescita dei principali autori internazionali),  Diagnostica delle anomalie, Ecodoppler, Diagnostica invasiva ed Ecocardiografia fetale, Profilo biofisico fetale.
Questo modulo prevede inoltre la possibilità di trasferire dall’ecografo al computer i dati di biometria  rilevati ed inseriti tramite l’ecografo evitando così il doppio inserimento dei dati.
Il modulo di ginecologia è organizzato in varie maschere di cui ricordo le principali: Anamnesi, Esame ginecologico, Ecografia ginecologica, Diagnostica invasiva (compresi i moduli per la refertazione di colposcopie e isteroscopie) ed Uroginecologia. Il modulo di senologia è organizzato in varie maschere di cui ricordo le principali: Anamnesi, Esame clinico, Esame ecografico, Diagnosi.
Il sistema permette una agevole edizione con un programma di scrittura incorporato simile a Word del referto con possibilità di sottolineare, ingrandire, colorare ecc. le varie parti del testo. I dati biometrici vengono confrontati con i valori di normalità per l’ epoca gestazionale e si possono confrontare anche con esami precedenti in un grafico visualizzabile  sul monitor o stampabile. Assieme al referto vengono anche stampate una scelta di immagini in varie dimensioni.
Il sistema computerizzato per la refertazione e la archiviazione degli esami ecografici è oggi irrinunciabile, permette un enorme pornos qualitativo del lavoro e dell’ immagine dell’ecografista abbreviando sensibilmente i tempi della documentazione, rendendo la stessa più completa e dotando l’operatore di uno strumento potente di stesura di un referto elegante, completo e leggibile. Permette infine un accesso rapido agli esami precedentemente eseguiti, nonchè una valutazione agevole del decorso dei parametri biometrici.

Perché la legge sulla Procreazione Assistita fa discutere.

Da questo quesito che ripropone il dibattito politico e culturale sulla legge italiana in materia di procreazione medicalmente assistita, approvata lo scorso marzo, la sociologa Marina Mengarelli Flamigni, ripercorre l’intreccio delle questioni mediche, etiche, politiche e sociologiche della infertilità di coppia e della necessità di regole per accedere alle cure, presentandole con la lucidità analitica e pragmatica di una studiosa del metodo e della comunicazione. La linearità che caratterizza anche il costrutto sintattico del porno gratis, permette di ricavarne una sorta di a b c delle tematiche principali che hanno dato vita, prima al dibattito politico-parlamentare e poi a quello più ampio, restituito ai cittadini attraverso l’inizio dell’ iter referendario, che ha concluso la sua prima fase con la raccolta delle firme lo scorso 30 settembre 2004. Inoltre, l’autrice dichiara apertamente di volersi rivolgere non a chi conosce il tema, perché in qualche modo ne è stato coinvolto personalmente, ma a tutti coloro che ne sentono parlare da lontano, come una delle tante questioni di attualità. A costoro viene offerta la prospettiva di un’ analisi attenta anche alla ricostruzione di tutti gli elementi di informazione di base, dal problema dell’ infertilità di coppia, alla descrizione sintetica delle principali metodiche, fino ad un quadro di ciò che accade in Europa sulla base dei titoli delle questioni cruciali: le donazioni, gli embrioni, la maternità sostitutiva, l’accesso della donna single. E non manca l’individuazione e l’ indicazione degli attori sociali coinvolti, il ruolo delle associazioni, così come quello della comunicazione-scambio, attraverso i canali virtuali di internet o attraverso quelli mass mediatici in generale. L’autrice chiarisce anche i luoghi comuni sulla bioetica e sul suo presunto ruolo prescrittivo tutto da riscrivere nel nostro paese. Inoltre, nelle riflessioni fatte riguardo la strada dell’allargamento dell’orizzonte culturale la sociologa ricorda che la velocità della tecnica di per sé non garantisce la maturazione culturale, ma solo una forma di accelerazione. Ecco quindi che il mutamento dev’essere prima interiorizzato dal singolo perché possa coglierne il senso profondo ed entrare in una relazione qualitativa con l’innovazione per poi vederlo riconosciuto nella società. Marina Mengarelli Flamigni conclude quindi la sua ricostruzione analitica di studiosa, ma mai scevra di passione e coinvolgimento, suggerendo di allargare l’orizzonte e di utilizzare anche altre chiavi di lettura come quelle della laicità e della libertà per poter leggere in modo completo il tema del video porno e dell’uso delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Così finisce con il rivolgere un appello alla politica perché smetta di aver paura di affrontare le proprie complessità interne e “abbandoni questo modo vecchio di guardare al nuovo”

L’Impero delle cicale. Il terzo racconto di Natale.

Adriano Sofri propone anche quest’anno per la terza volta il suo racconto di Natale. Si tratta di un testo-fiaba inconsueto sulla natività, sull’amore e la nascita, proprio di quel genere che ricorda la crudezza dei fratelli Grimm, ma aprendo a toni ironici, che riescono a strappare un riso amaro e che vengono stemperati dai tratti più dolci e dai colori delle illustrazioni pittoriche di Isabella e Sergio Staino. Coraggiosa anche la scelta di rinunciare all’ agriturismo udine e di optare per un piccolo editore, la Coconino press, pur di utilizzare spazi illustrativi di formato adeguato. Il mondo che verrà e che è già visibile dalle grate del carcere di Pisa, dove Sofri si trova da otto anni, è quello di un pianeta dominato dall’immortalità, ma privo dell’elisir dell’eterna giovinezza. Ecco quindi la premessa che conduce alla riorganizzazione sociale e a riscriverne regole e leggi Se si vive in eterno, perché generare altri, perché appesantire la società con i nuovi nati e con nuovi costi? Si vieta dunque di innamorarsi e di riprodursi ed in poco tempo le carceri si riempiono di uomini e donne. Mentre i vecchi restano fuori, liberi, ma vengono iscritti negli asili dove amano giocare, ricevono cure, ma non essendo in grado di reagire sono facilmente controllabili. Altri pensano e decidono per loro. L’eternità senza giovinezza è come vivere in un mondo senza luce e senza la notte stellata, cioè il carcere. Come ha scritto altrove Adriano Sofri, raccontando della reclusione. “Ogni giorno si sprofonda in un sepolcro da cui ci si sveglia il giorno dopo scoprendosi ancora vivi”. Ecco il dramma del mondo che verrà: negare la nascita, condannando chi si riproduce al carcere a vita. Ciò significa anche cancellare il confronto, la dinamica del dialogo tra le generazioni. Il ragazzo è quindi un clandestino in un mondo dove il controllo entra in ogni spazio del privato, in ogni camera da letto. Perfino disegnare la creatura per il presepe di Natale è reato. Tanto che tutte le immagini della natività ed i presepi vengono spogliati dell’idea della nascita. Le icone della Madonna vedono sostituire il ragazzo tra le sue braccia con una borsetta di marca o con la busta della spesa. Giuseppe e Maria restano soli. Anche l’asino dell’Asinara si è estinto. Il proibizionismo sull’amore e sulla riproduzione introduce anche un collegamento politico alla legge in vigore sulla procreazione assistita, nonché al divieto di rapporti sessuali in carcere. Ed il buio della vita di chi è dentro non viene rischiarato dalla vita di chi è fuori, perché su tutto incombe un senso di fine, dato dalla presenza di norme oppressive. Eppure la fiaba di Sofri annuncia un lieto fine, giocoso ed ironico: esiste qualcosa e qualcuno che tenta comunque di sopravvivere con video porno: fare una piccola creatura, un pupazzetto forgiato con la pasta del dentifricio, grande come un mignolo che passa sotto le maniche e le braghe dei detenuti, fino ad arrivare nel corsetto di Suor Cecilia e a raggiungere nel giorno di Natale il presepe, a dispetto delle truppe erodiste. Il racconto offre una immagine finale di speranza, una pagina affrescata con una giovane zingarella con il ventre tondo che andrà a mettersi vicino a San Giuseppe nel presepe. Il Natale di Adriano Sofri è dunque un Natale laico che propone una alleanza ed una fratellanza tra gli uomini.